Febbraio 2018 – Dorando Pietri

Dicci qualcosa di te

Mi chiamo Dorando, sono nato a Mandrio, una frazione di Correggio, il 16 Ottobre del 1885. Terzo di quattro fratelli, nel 1897 ci siamo trasferiti con tutta la famiglia a Carpi dove papà Desiderio e mamma Teresa hanno aperto un negozio di frutta e verdura. Anche io ho iniziato a lavorare molto presto e a 14 anni ho iniziato a fare il garzone presso la pasticceria Roma.

Perché hai iniziato a correre?

Sono sempre stato un bambino vivace, andare in bicicletta e correre è sempre stato il mio sfogo e la mia passione e la pianura emiliana ben si addiceva a farlo. I soldi erano pochi, anzi non erano proprio mai abbastanza ma per correre non ne servivano, per quello bastava il fiato. Poi nel Settembre del 1904 a Carpi ho visto correre il grande Pericle Pagliani e mi sono chiesto perché non provassi a farlo anche io seriamente. E’ iniziato così, con l’incoscienza della gioventù e la voglia di provare a cambiare la mia vita.

Effettivamente la corsa ti ha cambiato la vita. Più precisamente lo ha fatto una sconfitta.

Voglio subito precisare che durante la maratona di Londra del 1908, quando sono entrato nello stadio mi sentivo in forze (anche se ho preso la direzione opposta), avevo fatto una grande rimonta nonostante il caldo e mi mancava solo un giro. Poi non so cosa mi sia successo, il petto mi si è gonfiato ed ho iniziato a fare fatica. Poi non ricordo più niente, ma mi sembrava di volare sollevato da terra ed ho tagliato il traguardo.

Qui la storia si mischia con la leggenda o meglio la stoia diventa leggenda e la leggenda storia.

Essere stato squalificato non è certo un onore. La corsa è democrazia ed aver infranto le regole non è una cosa che certo mi può inorgoglire anche se è successo contro la mia volontà, se fossi stato più lucido mi sarei squalificato anche io. I riconoscimenti però che sono seguiti, dalle parole di Conan Doyle (padre di Sherlock Holmes) al premio della regina Alessandra, mi hanno fatto veramente piacere.

Lo credo bene, ti hanno aperto una carriera tra i professionisti e ricoperto di soldi.

Come posso negare che i soldi sono stati importanti, l’ho detto anche prima che avevo iniziato a fare il corridore nella speranza di poter cambiare la vita però sono orgoglioso di quella corsa perché, prima del denaro, la gente ha capito che avevo corso con il cuore mettendoci veramente tutto quanto avevo in corpo.

Poi il tour in America, la rivincita con Hayes…

E ancora altre sconfitte perché Dorando come ogni podista non è una macchina e vincere sempre è impossibile. Gli Americani poi sono dei pazzi, mi hanno persino fatto fare una maratona su una pista al chiuso, 262 giri, ci pensa che mal di testa?

Dorando, 3 anni di professionismo, tante gare, tante vittorie, tanti titoli, tanti soldi. Ma cosa sono i limiti?

I limiti? Non lo so, non ci ho mai pensato, non me ne sono mai posti. Io ho corso sempre per vincere anche quando ho fatto tre maratone in una settimana, anche quando ero esausto.

E dopo che è successo?

Poi ho deciso di smettere con le corse, ho aperto un albergo con mio fratello Ulpiano, ma non è andata benissimo, colpa della guerra, così con la mia amata moglie Tersa ci siamo trasferiti a Sanermo e mi sono messo a fare l’autista ma con la macchina però non correvo. Le scarpe al chiodo non le ho mai veramente appese, anche in riviera ogni tanto uscivo a fare una sgambata e con la passeggiata ogni giorno guardando il mare, ho riscoperto il vero senso della corsa, dello stare in armonia con se stessi, nel tenere il proprio ritmo.

Una canzone per correre?

Per correre? Ma che domanda è? Secondo lei mentre una corre ha il tempo di ascoltare una canzone?

Beh dmmi una canzone che ti piace

Frank Sinatra ma la mia preferita rimane Chattanooga Choo Choo di Glenn Miller

Per concludere formulami la la tua ricetta per essere un buon podista.

Passione. Cuore. Sacrificio.

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