Settembre 2017 – Riccardi Liviana

Dicci qualche cosa di te.

Mi chiamo Riccardi Liviana, nome strano scelto da mio padre, sona nata a Trigolo, un piccolo paese nella campagna alle porte di Cremona, la più piccola di tre fratelli con mamma e papà impegnati nei lavori agricoli. Proprio per motivi lavorativi ci siamo spostati nel lodigiano dove ho affrontato le scuole e dove ho conosciuto Gianni, il mio futuro marito e con il quale sono sposata ormai da 45 anni. Per tanti anni ho lavorato come sarta ed ora mi godo la mia pensione.

Sei la moglie del Presidente, una sorta di first Lady, lasci fare tutto a lui o discutete sulle decisioni da prendere?

Non intervengo mai, lascio che sia sempre lui a decidere insieme al valido gruppo di persone che compongono il consiglio direttivo. Al massimo io cerco di tranquillizzarlo nei momenti di maggiore tensione cerco sempre di convincerlo anche a chiedere aiuto e di non intestardirsi a fare tutto da solo.

Quando più di 13 fa anni tuo marito ha deciso di mettersi in gioco e salvare il gruppo dal probabile scioglimento, tu come hai reagito? Eri d’accordo con questa decisione?

Sapevo che sarebbe stato un impegno molto stressante però cono scevo anche le sue capacità e a quanto tenesse al gruppo quindi non ho opposto nessuna resistenza.

E oggi saresti ancora d’accordo con quella scelta?

Probabilmente si, anche se gli anni passano, le nuove norme sono sempre più complesse e le responsabilità più grandi. Per questo mi auguro sempre che ci sia un ricambio generazionale ed uno sforzo maggiore da parte di tutti.

Quale futuro vedi?

Un futuro difficile proprio perché le nuove leggi tendono a trasformare ciò che era l’organizzazione di un passatempo amatoriale, in una vera e propria azienda. Se continuerà questa tendenza saranno sempre meno le persone disposte a mettersi in gioco. Da un certo punto di vista invece, il gruppo ed il podismo in generale, dovrebbe trovare il modo di sfruttare la svolta wellness nelle moderne tendenze di vita, coinvolgendo anche una fascia di età più giovane. Non è facile, forse si dovrebbero apportare delle modifiche importanti nel modo di intendere la corsa e l’organizzazione degli eventi.

In un gruppo, così in tutta la società il ruolo delle donne è essenziale anche se spesso è oscuro e dietro le quinte. Ti costa molta fatica oltre a molto tempo?

La fatica c’è, per molti si tratta di una, due giornata all’anno ma in realtà l’impegno è quasi quotidiano. Quando ci avviciniamo alle date delle nostre corse, la fatica si fa maggiormente sentire e a volte mi chiedo chi me lo abbia fatto fare. Poi quando vedo tutte quelle persone contente capisco che in realtà tutto ha un senso. Poi di certo non sono sola, ce ne sono tante disposte a dare una mano.

Non hai mai corso ma le passeggiate ti piacciono molto, quali sono i motivi?

No, non sono mai riuscita a correre però camminare mi piace perché mi piace stare in mezzo alla natura, guardare i paesaggi, mi rilassa. Forse è una delle migliori medicine.

Hai qualche obbiettivo per il futuro?

Nessun obbiettivo particolare, quelli li lascio ai giovani che spero siano sempre ambiziosi. Di mio mi auguro di poter continuare a dare una mano.

Fare parte di un gruppo ha aiutato anche a stringere nuove amicizie e saldare quelle storiche?

Sicuramente è una delle cose più positive. Anche se qualcuno va e viene si riescono a consolidare delle solide amicizie che ti porti a dietro per tutta la vita e che esulano dal solo discorso podistico. Siamo un bel gruppo e assieme ci divertiamo organizzando anche tante belle giornate da trascorrere in compagnia.

E quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?

Un buon podista deve sentire sotto la pelle la maglia che indossa, il senso di appartenenza ad un gruppo e ad un movimento è fondamentale per se stessi e per gli altri. Essere felici di ciò che si sta facendo permette di superare tutte le difficoltà e anche gli inevitabili sacrifici si trasformano in piacere.

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