Giugno 2017 – Angelo Visigalli

Dicci qualche cosa di te.

Mi chiamo Angelo Visigalli ho 65 anni vivo a Tavazzano con Villavesco con mia m oglie Danila. Abbiamo un figlio, ormai sposato da diversi anni, che ci ha regalato una splendida nipotina. Dal 2010 sono pensionato e non mi lamento. Nel tempo libero faccio il volontariato dell’AUSER Tavazzanese dedicandomi a ragazzi con diverse problematiche, una cosa che faccio con tutto il cuore.

Quando hai iniziato a correre e perché?

Ho iniziato diciamo a frequentare il Gruppo nel lontano Settembre 1976, era la prima Domenica di Settembre che a Tavazzano corrisponde alla Festa di San Giovanni Battista, la sagra. Ricordo che quella mattina mi presentai al Bar Sport, ritrovo abituale dei componenti del gruppo, ed incontrai Tino, Emilio e Giancarlo. Quella mattina mi portarono a Locate Triulzi e, tutto emozionato, scelsi il percorso di 6 chilometri: 1 ora e trenta minuti camminando. Ritornai a casa stanco ma felice e da quel giorno non ho più perso una Domenica. Adesso i 6 chilometri li percorro in 40 minuti. Perché corro? Prima di tutto perché è tutta salute e poi si fanno tante amicizie.

Il ricordo più bello o il traguardo che ricordi con più soddisfazione?

Il ricordo più bello è stata la mia prima maratona nel 1982 a Monza nel parco. Allora si facevano 4 giri, ricordo che ero con Paolo Lana e il compianto Riva, fu proprio lui che mi ha insegnato a correre le lunghe distanze. Quella mattina in Brianza mi ripeteva che il lungo vuol dire sapere soffrire ma io già al primo giro volevo ritirarmi così mi spronava minacciandomi di lasciarmi tornare a casa a piedi. Giocoforza ho capito subito cosa voleva dire fare una maratona, cosa voleva dire soffrire. Il traguardo più emozionante è stato New York 1998 ero in compagnia di Dossena e, arrivati al Central Park, quando mancava ormai un chilometro al traguardo, ci siamo guardati in faccia ed io ho detto “Tino senti l’altoparlante là c’è l’arrivo”. Siamo stati accolti da una folla di gente e tagliato il traguardo ci siamo messi a piangere come bambini per avercela fatta.

Tantissimi chilometri in giro per il mondo, ma non ti stanchi mai?

Di città ne ho viste tante, Parigi, New York, Roma, Venezia e via discorrendo, stancarmi a dire la verità un po’ si, perché gli anni passano e la fatica si fa sentire, ma fin che c’è la salute e la voglia, cerco di rallentare ma non mollare questo è il motto che mi fa andare avanti.

Da tantissimo tempo ti occupi dei percorsi delle corse organizzate dal GP Tavazzano, Marcia del Nebbiolo e Camminata del Parco Sillaro, tracciati che da tutti vengono riconosciuti tra i più belli del Lodigiano. Come fai ad essere sempre così sul pezzo?

Ho iniziato 38 anni fa con Corrada e Lo Zio, mi ricordo era la settimana che precedeva la Marcia del Nebbiolo e lo Zio era indisposto e Corrada mi disse se volevo dargli una mano. Da allora non ho più lasciato l’impegno del percorso. La voglia di migliorare anno dopo anno, la serietà e la responsabilità nei confronti del Gruppo sono lo stimolo per essere sempre sul pezzo.

Correre vuol dire anche fare fatica. Qual è il tuo rapporto con il sacrificio e come gestisci i momenti di difficoltà?

Correre è sempre fatica e sofferenza, ma quando arriva la crisi ripenso al mio motto e a tutte quelle persone, giovani o anziane, che per i più svariati motivi non possono permettersi di farlo.

Da tempo sei anche commissario Fiasp. Com’è la qualità delle manifestazioni nel nostro territorio e cosa si può fare per migliorare?

La qualità delle corse rispetto agli anni scorsi è nettamente migliorata. Ed il costate miglioramento passa dall’inserimento di nuove persone, di nuove forze con idee fresche ed eliminare tutte quelle marce o ormai vetuste da cui spesso si fatica a staccarsi per abitudine.

Hai un obiettivo per il futuro?

Dopo tanti anni che sono uno degli organizzatori della Marcia del Nebbiolo, che ho fatto correre tanti podisti con i nostri 8-12-17-21-25 km mi piacerebbe che qualcuno prendesse il mio posto per poter finalmente correre io stesso la Marcia del Nebbiolo e magari fare qualche critica come neggli anni è capitato a me (ma questo resterà un sogno).

Una canzone per correre?

Dal 1998 (New York) a oggi ho una canzone in testa “Uno su mille ce la fa” di Gianni Morandi, perché la sera prima della maratona al Pasta Party c’era proprio il cantante di Monghidoro, noto runner, che la cantò a chiusura della serata. 

Qual è la tua ricetta per essere un buon podista?

Per essere un buon podista ci vuole tanto allenamento, sacrificio e non temere gli inevitabili momenti di difficoltà. Per essere un buon podista all’interno di un gruppo servono anche serietà e rispetto cercando di evitare critiche a chi si impegna per il bene di tutti. Volevo dire un ultima cosa ai giovani che corrono con il cronometro “correte un po’ di meno e mettetevi un po’ di più a disposizione di tutti perché anche questo da tante soddisfazioni, e noi vecchietti abbiamo bisogno di ricambio”.

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