Giugno 2019 – Andrea Fasoli

Perché un viaggio in Sicilia?

Semplice, perché la Sicilia è stata al centro della civiltà. La posizione geografica l’ha trasformata nei secoli terra di conquista e di approdo per tutti i popoli che navigavano il mediterraneo. Queste travagliate vicende storiche, insieme a caratteristiche naturali uniche rendono questa terra speciale ed unica in ogni suo piccolo angolo.

Allora da dove iniziamo a raccontare?

Ovviamente dall’inizio perché quest’anno l’accoglienza è stata unica. La salita all’Etna, dalla sponda di Nicolosi, ha spalancato tutti i nostri sensi regalandoci il profumato ed il coloratissimo spettacolo della fioritura delle ginestre. Il giallo vivo che tagliava il nero ormai spento della lava accumulata lungo le pendici dall’attività millenaria del vulcano. I crateri silvestri e il paesaggio lunare superata la quota di confine, sono sempre qualcosa di unico e quasi difficilmente immaginabile dalla nostra mente.

Dal vulcano a Vulcano.

Infuocatamente strana. Questa è la prima cosa che mi viene in mente pensando a questa isola dove civiltà e selvaggio si fondono in una sorta di lotta continua. Dai locali fighetti alle strade senza illuminazione, dalle super ville dei vip alle strade di montagna sperdute lungo i costoni dei monti creati nei millenni dall’attività del vulcano. Un’attività che sommessamente continua ancora ogni giorno e che ti accompagna per tutta la giornata. Perché il vulcano lo vedi sempre, ti basta alzare gli occhi, perché lo senti sempre, nell’aia l’odore dello zolfo delle fumarole non ti molla un attimo.

Le Eolie un paradiso tutto da scoprire insomma.

Certo, girandole in barca non si finisce mai di stupirsi e la macchina fotografica continua scattare perché ogni roccia, ogni anfratto, ogni angolo di mare, sembra voler regalare delle cartoline. Quest’anno ci siamo concentrati su Vulcano, Lipari e Salina potendole visitare sia dall’acqua che a terra.

E quali cartoline ricordi con più affetto?

Al primo posto ci metterei sicuramente Pollara con la sua scogliera a strapiombo sul mare e il naturale arco del Perciato, che ci ha accolto con un cappello di nuvole bianche a rendere ancora più surreale un luogo dove si riesce ancora a captare la magia dei dialoghi tra Troisi e Philippe Noiret che nel postino interpretava Pablo Neruda. Al secondo il corso pieno di negozi di Lipari che mi ha riportato indietro di qualche anno quando ci passammo una delle vacanze più belle. E al terzo il mare, l’elemento fondamentale di ogni isola con i suoi colori, le sue sfumature, le emozioni, le paure e i tramonti bellissimi del sole che si tutta per il bagno nell’ora più bella.

Poi siete tornati sulla terra ferma, se così si può dire ritornando in Sicilia.

Un bel modo di farlo se si ricomincia da Cefalù, con suo borgo antico di case sulla spiaggia e la montagna sovrastarle circondata da tanto di quell’azzurro da dare quasi fastidio ripensando a quello sbiadito di Milano.

Nelle tue risposte ricorrono spesso i colori.

Certo, questa per me è stata proprio la vacanza dei colori, perché qui ho potuto ammirare tutta la tavolozza di quelli più forti ed intensi. Dal giallo della ginestra al rosso fuoco del sole, dall’azzurro del mare al nero della lava. Ma è stata anche la vacanza dei profumi, diciamo che la Sicilia sa sempre essere esagerata e così ti ritrovi con le narici invase dall’eucalipto o dal finocchio selvatico.

Una vacanza intesa, ricca di appuntamenti.

Una vacanza con la giusta dose di mare e di relax in spiaggia ma sicuramente intensa e carica di emozioni e luoghi particolari. La Palermo della movida notturna, il castello di Carini con la tragedia della sua contessa e un cantastorie pronto narrarne le vicende, il memoriale della tragedia del massacro di Portella della Ginestra, il paesaggio “alpino” della Piana degli Albanesi con le radici ancora orgogliosamente e profondamente vive nel loro lontano passato, la palazzina cinese reggia estiva della regina Maria Carolina d’Asburgo e la sempre toccante visita al parco della memoria di Capaci, lì proprio nel posto in cui Giovanni Falcone e gli uomini della sua scorta furono assassinati. Un luogo che riempie ancora il cuore di sentimenti contrastanti tra rabbia e riconoscimento fino a quel messaggio appeso ad albero scritto da una bambina romana di seconda elementare “Bravo, bravo, bravissimo….sei stato bravissimo.”

Non hai mai nominato il cibo.

Forse perché un po’ rimpiango che quei momenti siano passati troppo in fretta. Pesce tutti i giorni, melanzane, caponata, granite al limone, pane con la milza, delizie alle mandorle. Anche se mi impegno questo non riesco a descriverlo, dovete andarci per provare.

E le persone?

Di nostro siamo stati un gruppo molto unito ed affiatato nonostante non sempre la convivenza forzata di tante teste sia semplicissima. I siciliani invece si sono rivelati ancora una volta unici offrendoci in ogni circostanza tutto il loro calore e la loro accoglienza a partire da Nino, Raffaella e Antonio le nostre super guide che si sono fatti in quattro per venirci incontro. Anche se forse il ricordo più bello è quello casuale capitato all’alba al porto di Vulcano con Giuseppe il pescatore, che non ha pescato nulla ma che mi ha raccontato un sacco di cose fino a risalire al fatto che per anni ha vissuto qui a 2 km da noi.

E per concludere?

Quando di riparte? Scherzi a parte è stata una vacanza intensa basta pensare a tutti i chilometri percorsi tra aerei, navi, aliscafi, barche, pullman ma ancora una volta la Sicilia è riuscita a darci più di quello che in realtà a preteso. Un carico di colori, sapori, profumi ed emozioni che ci porteremo dentro a lungo, probabilmente per sempre.

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