Febbraio 2019 -Mikhael e Viktor

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Mi chiamo Mikhael Bellanza, ho 23 anni e sono uno studente universitario. Nella vita ho sempre praticato diversi sport…oggi mi piace correre e camminare.

Come è nata questa idea un po’ folle di andare a Parigi a piedi con Viktor e perché?

Da quando ho il cane ho deciso di fare le vacanze a piedi. Dopo la prima vacanza in Austria nell’estate 2017, circa 430 km, l’estate scorsa siamo andati a Nizza, poi Ginevra, Losanna e Aosta, circa 1000 km. Questa volta abbiamo deciso di partire d’inverno per mettere quella difficoltà in più data dal freddo, fino a Parigi, la città dell’amore, in modo simbolico.

Cos’è il neuroblastoma e chi è UNA-Milano Onlus?

Il neuroblastoma è un tumore infantile, ne sono venuto a conoscenza attraverso i miei amici Raffaele e Daniela. Loro sono tra i genitori fondatori di Una-Milano Onlus, un’associazione di genitori e per i genitori passati dall’esperienza oncologica dei propri figli. L’associazione svolge attività di assistenza sociale e socio sanitaria diretta a migliorare la cura e l’assistenza dei pazienti affetti da malattie oncologie pediatriche, nonché ad assistere moralmente e materialmente le famiglie dei malati. Ho deciso quindi di intraprendere questo viaggio sensibilizzando le persone a donate per questa causa.

Tu sei un atleta, ma fare 1000 chilometri a piedi non è un po’ da pazzi? Come ti sei preparato non solo atleticamente? Come hai organizzato il viaggio?

Dal punto di vista della preparazione atletica non ho fatto molto di più rispetto a quello che faccio abitualmente cioè correre quasi tutti i giorni e anche Victor corre. Per il viaggio ho utilizzato un trasportino per caricare Victor quando era stanco, in più lo utilizzavo per tenerci il suo cibo e avevo uno zaino con un po’ di abbigliamento estivo, e invernale per sicurezza, un sacco a pelo, una tenda che ho usato soltanto una volta, Power Bank e caricatore ad energia solare per caricare il cellulare. Ho percorso tuta la strada in maglietta e pantaloncini dormendo un po’ dove capitava e una delle cose più belle era, la sera quando ero stanco, trovare una panchina dove coricarmi.

Quale è stato il momento più difficile del viaggio? Hai mai pensato “ma chi me lo ha fatto fare”?

Il momento più critico forse è stato un giorno in cui ci siamo bagnati completamente sotto la pioggia che ci ha colto un po’ alla sprovvista, non essendoci possibilità di ripararci, ho deciso di buttare tutto nel trasportino e di farmi circa 7 km di corsa fino a raggiungere il paese successivo. Però non ho mai pensato “chi me l’ha fatto fare” perché fin dal primo giorno ho sempre avuto bene in mente l’obiettivo che mi aveva spinto in questa avventura e la consapevolezza che non sarebbe stata facile.

Come è stato il confronto con le persone che hai incontrato lungo il cammino

Ho conosciuto tantissime persone, ovviamente il mondo è bello perché vario, quindi ci sono state delle persone molto ospitali, altre un po’ più indifferenti, chi più curiose chi meno. Sicuramente tutte sono state importanti e interessanti, in molti si sono offerti di offrirmi da mangiare e da bere e per otto volte ho trovato anche ospitalità in casa dove trascorrere la notte.

A proposito della mamma, non ti ha mai sgridato che in pieno inverno ti sei fatto mille chilometri con la maglietta a maniche corte?

No no, assolutamente (o magari l’ha pensato ma non me lo ha detto), sono completamente indipendente dalla più tenera età.

L’obiettivo del viaggio era raccogliere 5000 € ma hai sfiorato quasi il doppio. Si può ancora donare? Come si può fare?

Certo che si può ancora donare è semplicissimo, tutte le istruzioni si trovano su :

www.retedeldono.it

oppure sulla pagina Facebook dedicata al viaggio :

1000 Km a piedi con il neuroblastoma

Quanta emozione all’arrivo sotto la Tour Eiffel?

Tutto il viaggio è stato emozionante, più di un mese molto intenso, ma diciamo che vedere la Tour Eiffel dopo tutta la strada percorsa è stata l’emozione più grande. Non dico che ho pianto ma quasi.

E adesso, hai già altri progetti in cantiere?

Sto riflettendo sul prossimo viaggio, però quando sono tornato a casa mi sono imposto due cose, la prima di cercare di stare un pochettino più al caldo, un po’ come lo Ying e Lo Yang, e la seconda cosa di non pensare al prossimo viaggio, però è difficile.

Chiudiamo con la nostra domanda storica. Qual è la tua ricetta per essere un buon podista?

Potrò sembrare banale, ma per essere un buon podista serve soprattutto la passione per la corsa, tutto i il resto viene di conseguenza.

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