Aprile 2018 – Enrico Geroli

Dicci qualcosa di te.

Sono nato a Milano nel 1966 e sono cresciuto nei sobborghi di San Donato, mi sono trasferito a Tavazzano nel 1994 dove con mia moglie abbiamo dato vita alla nostra famiglia, con due bei ragazzi Silvia e Andrea e grazie alle loro attività scolastiche ed extra-scolastiche ci siamo inseriti piano piano nel tessuto sociale del paese. Pratico sport da sempre prima da studente e poi da lavoratore, uno spazio per l’attività sportiva non è mai mancato, corro da pochi anni ma è una disciplina che si avvicina molto alla mia personalità.

Quando hai iniziato a correre e perché?

Ho iniziato a correre per pura casualità e guarda caso proprio nel 2009 in occasione della Marcia del Nebbiolo, mia moglie e mia figlia si erano iscritte alla corsa con il gruppo della palestra però all’ultimo momento hanno dovuto rinunciare per un’improvvisa influenza e quindi ho corso io al loro posto. Quella mattina ho scoperto il piacere di correre in compagnia di altre persone, non conoscevo nessuno ma allo stesso tempo non mi sentivo fuori luogo, sono subito rimasto stregato da tutte quelle persone che correvano sorridenti accomunate dal piacere di correre. L’ingresso nel gruppo invece è dovuto a Marco Antolini, ci conoscevamo da pochissimo e lui quando ha saputo della mia passione per la corsa mi ha più volte invitato a seguirlo la Domenica e così è bastata la prima corsa a Secugnago 13 Km mai corsi prima, per coinvolgermi definitivamente, e per questo gli sarò sempre grato.

La più grande soddisfazione legata alla corsa?

E’ sin troppo facile e scontato citare la mia prima maratona, che per mia immensa fortuna si è svolta a New York nel 2016 in occasione dei miei 50 anni come regalo di mia moglie e dei miei figli, non dimenticherò mai le emozioni vissute durante tutta la corsa in un mare di folla, e quegli ultimi 5 Km a denti stretti nel su e giù di Central Park, però non sono da meno le emozioni e le gioie provate nelle prime gare di 10 Km a Parma e a Milano e nelle prime mezze maratone che mi sembravano traguardi irraggiungibili. Le prime corse mi hanno riempito di emozioni indimenticabili, perché ogni volta mi spingevo più in là e la soddisfazione di percorrere quei Km mi faceva sentire bene, spazzava via le tossine accumulate dalle fatiche e dalla frenesia della vita quotidiana.

E la più grande delusione, se c’è…

Non posso citare una delusione in particolare, la corsa mi ha sempre regalato grandi emozioni, che purtroppo spesso sono accompagnate dai miei problemi fisici che puntualmente si presentano ogni volta che l’allenamento si intensifica e sento che inizia a dare i suoi frutti. E’ in quei momenti, dove sono costretto a fermarmi ed a rivedere i miei programmi, che provo delusione e confesso ho più volte pensato di smettere, però non ho mai rinunciato a nessuna corsa ho sempre provato e sono sempre arrivato al traguardo, e lì ho sempre ricostruito le mie ambizioni stringendomi ai miei compagni di corsa a cui non voglio rinunciare.

Il cronometro è per corre il più veloce possibile o per stare in giro il a lungo possibile?

Il cronometro inteso come orologio da polso è il mio compagno d’allenamento, con lui gioco a controllare i miei progressi e mi aiuta a tenere a bada la mia grinta, in modo che non superi i limiti imposti dal mio corpo. Il cronometro inteso come tempo in una corsa è un grande fascino, è bellissimo allenarsi per avvicinarsi o superare il proprio primato, per me che arrivo da un’educazione sportiva calcistica l’agonismo è parte integrante dello sport, non trovo niente di male nel sano e leale confronto con altri atleti, visto che non posso sfidare le duemila o tremila persone che arrivano sempre prima di me gioco con il cronometro a sfidare me stesso.

Hai dei personali obiettivi che ti sei prefissato?

Visto che mi sono appena sottoposto ad un intervento chirurgico, l’obbiettivo principale è di poter ritornare presto a correre come prima. Prima di questo incidente di percorso il mio obiettivo era di raggiungere le venti mezze maratone e correre almeno un’altra maratona quella di Milano. Mentre più che un obiettivo ho un grande sogno, correre una grande corsa con mio figlio Andrea, mi piace tanto correre con lui e vorrei regalarmi un grande ricordo.

Sei da poco entrato a far parte del gruppo ma ti sei già impegnato attivamente e da quest’anno sei entrato a far parte del consiglio direttivo. Quali sono le ragioni di questa scelta?

In questa scelta sono stato molto stimolato dallo zio Max e dall’amica Chiara, loro credono molto nel futuro del nostro gruppo e mi hanno fatto capire che non era più sufficiente essere presenti la Domenica mattina e indossare la nostra canotta, ma era il momento di fare qualcosa in più quindi con grande timore, per il poco tempo a disposizione, mi sono imposto di provare a contribuire con il mio impegno a dare continuità a questo glorioso gruppo che è un fiore all’occhiello del nostro paese.

Abbiamo letto i tuoi, ora quali pensi dovrebbero essere gli obiettivi futuri del gruppo?

Gli obiettivi primari devono essere la continuità del gruppo e l’integrazione delle forze fresche dei più giovani con l’esperienza di chi ha plasmato il gruppo nei suoi primi 40 anni. Il tesseramento FIDAL per come si è evoluto il mondo delle corse competitive è ormai obbligatorio per un gruppo prestigioso come il nostro; in un gruppo numeroso ci deve essere anche lo spazio per chi non si accontenta delle più rilassanti tapasciate domenicali ma ha bisogno della competizione o comunque del grande evento. Inoltre mi piacerebbe portare una novità nella nostra corsa di Marzo una sezione dedicata ai giovanissimi magari sulla distanza degli 8 Km non competitiva, organizzare un bel gruppone di ragazzini scortato per tutta la distanza per fare assaporare la corsa in tutta la sua purezza con la fatica e l’impagabile gioia di arrivare all’arrivo.

Una canzone per correre?

A me piace tanto la musica ma quando corro mi piace ascoltare quello che mi circonda se sono in compagnia ascolto volentieri i discorsi degli amici, se sono solo anche solo il rumore delle mie scarpette, mi lascio trasportare dai miei pensieri, gioco con i Km che passano guardandoli da dove più conviene.

Dacci la tua ricetta del buon podista.

Non credo di avere la giusta ricetta da consigliare ad un podista, ma credo di sapere quali sono le caratteristiche che non devono mancare ad un buon podista, ovvero il piacere di correre con gli altri e non contro gli altri, il piacere di superare i km che rappresentano le fatiche quotidiane sudando e soffrendo, le tabelle e gli allenamenti sono il contorno di un lavoro che si è fatto prima con la mente.

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