Marzo 2018 – Claudio Tintori

Dicci qualche cosa di Te.

Sono nato il primo maggio del 1952  in terra bergamasca, ad Alzano Lombardo, dopo gli studi mi sono trasferito nel Lodigiano, trovando impiego nella Centrale Termoelettrica Enel di Tavazzano, dove ho lavorato per 38 anni fino al 2012. Sono sposato con Maria che mi ha dato 3 figli. Da sempre ho cercato di impegnarmi nel campo dell’associazionismo, fondando con altri amici nel 1978 il Gruppo Fotografico Tavazzano, di cui attualmente sono segretario. Nel tempo libero, che divido con le mie 2 nipotine, presto servizio presso un Patronato sindacale per aiutare anziani e pensionati a svolgere le pratiche che li riguardano. Oltre alla corsa e alla fotografia sono amante del giardinaggio e curo con passione il mio giardino e il mio piccolo orto.

Quando hai iniziato a correre e perché.

A 36 anni quando Maria mi ha detto” Claudio aspettiamo il 3° figlio” mi sono detto che dovevo diminuire i miei impegni sportivi (tennis, sci ed escursionismo in montagna) e dedicarmi ad un’attività che mi tenesse più vicino ai crescenti  impegni familiari. Alcuni colleghi di lavoro che già correvano, mi hanno coinvolto nelle prime corsette di 5-6 chilometri lungo il canale Belgiardino e da lì è nata una passione via via crescente, con l’iscrizione al GPT e la partecipazione alle  prime gare FIASP e alle prime competitive.

Il ricordo più bello o il traguardo che ricordi con più soddisfazione?

Sarebbe scontato rispondere la prima maratona corsa a Piacenza nel 1999 ma in realtà il ricordo più vivido è la prima volta che sono riuscito a correre i 20 km della Lodigiana , di cui ricordo ancora tutto il percorso lungo l’Adda e il bagno ristoratore alla fine. Il ricordo più bello è il traguardo della maratona di Torino tagliato a mani alzate a indicare il cielo con il grande amico Vincenzo prematuramente scomparso, e in cui fummo presi entrambi da crampi negli ultimi chilometri.

Oltre alla corsa in questi anni ti abbiamo visto protagonista sulle tracce di San Francesco, un pellegrinaggio attraverso diverse regioni italiane. Come è nata l’idea?

Nel 2008, durante un viaggio di una settimana  in Spagna, mi trovai ad incrociare numerosi pellegrini sul Cammino di Santiago e giunto davanti alla Cattedrale di Santiago  il vedere  la loro felicità , le lacrime di commozione, e gli   abbracci commossi per aver completato in un mese 850 km a piedi con la casa sulle spalle, ha fatto scattare in me la domanda classica “ ma perchè lo fanno  e cosa mai riesce a dare una felicità così grande?” L’anno dopo ho comperato il kit del pellegrino e mi sono messo in viaggio lungo la Via Francigena verso Roma e da allora non mi sono più fermato, perché come ho trovato scritto “ Chi è pellegrino una volta lo è per sempre”.

Il cammino è sempre un’esperienza molto intima ed emozionante da vivere e condividere però assieme ad altre persone. Raccontaci le emozioni che hai provato.

E’ molto vero, camminare per giorni su strade calcate in precedenza  da centinaia di altri pellegrini e alla scoperta di luoghi bellissimi ricchi di storia , ma spesso poco conosciuti e tra paesaggi poco antropizzati è un’ esperienza da condividere con altri amici con cui si è partiti o altri pellegrini incontrati per strada. Camminare è però anche capacità di fare silenzio dentro di noi  per ascoltare con più attenzione i suoni della natura che ci circonda e ritrovare dentro di noi pensieri ed emozioni che la vita frenetica di ogni giorno ha assopito. Raccontare le emozioni o farne una classifica non è facile, sicuramente  l’arrivo alla Basilica di  Assisi al termine del Cammino di Francesco compiuto con altri pellegrini brasiliani cantando insieme  il Cantico delle Creature. Altro momento emozionante è stato l’arrivo, dopo 500 km e una tappa durissima per il vento e la pioggia, alla grotta di S. Michele a Monte S. Angelo in Puglia; entrato mentre si svolgeva la Messa, tutto fradicio e bagnato, nella grotta sotterranea che mi ha accolto come un caldo grembo materno, mi sono trovato dopo un attimo a recitare  mano  nella mano con due persone ben vestite e profumate il Padre Nostro e mentre scendevano le lacrime mi sono sentito parte di una fraternità universale.

Pellegrinaggi, maratone e tante corse. Qual è il tuo rapporto con il sacrificio e come gestisci la fatica?

Mia moglie dice che sono un bergamasco dalla testa dura (sono anche del segno del Toro) e penso che nelle mie radici stia anche la capacità di non mollare e puntare sempre all’obiettivo. Durante la leva militare negli Alpini, ho scoperto nelle lunghe marce con il mio fedele mulo,  la capacità di soffrire e superare i limiti che la nostra mente ci pone e spesso a noi ignoti; più tardi nel corso delle gare impegnative (maratone o corse in montagna), ho fatto tesoro di queste esperienze giovanili, convinto che la fatica è spesso un limite mentale e che se l’obiettivo da raggiungere  è importante bisogna stringere i denti e non mollare. Nell’esercizio fisico però non ho mai trascurato i segnali che il nostro corpo ci manda, per cui di fronte al dolore muscolare ho sempre avuto un atteggiamento prudente, e a volte bisogna sapersi fermare per tempo e curare o far riposare “ motore e carrozzeria” del nostro prezioso organismo.

 Da tempo sei parte attiva del nostro gruppo, come ne vedi l’evoluzione e cosa ne pensi del futuro?

Rilevo che negli ultimi anni tutto l’associazionismo, tranne poche rare eccezioni, ha difficoltà nel ricambio e  risulta difficile coinvolgere le nuove generazioni in un impegno attivo. E’ lo sforzo che anche il GPT sta cercando di fare e negli ultimi anni il gruppo fortunatamente si è un po’ svecchiato, e credo a questo proposito che l’iscrizione alla FIDAL potrebbe essere ulteriore motivo di richiamo e di adesione al GPT  per altri appassionati della corsa. Le recenti elezioni hanno portato facce nuove nel Consiglio , l’augurio e la mia speranza è che portino nuove idee e proposte per attirare nuovi iscritti e promuovere un cambio generazionale.

 Hai un tuo obiettivo personale per il futuro?

Nell’immediato continuerò per il prossimo mandato il mio impegno nel Consiglio, mentre sportivamente parlando alcuni “richiami in officina” mi stanno costringendo a limitarmi  nella corsa  che sta diventando progressivamente camminata veloce, ma la passione non è diminuita e anagrafe  permettendo spero di continuare a lungo.

Sei un grandissimo amante della fotografia. Girare l’Italia ed il mondo per andare a correre ha contribuito a questa tua passione?

E’ stato uno stimolo fortissimo. Non abbandono mai la mia fedele compatta Lumix e ho documentato tutti i miei Cammini su e giù per l’Italia e la trasferta nel 2004 a New York realizzando delle proiezioni che ho portato anche in alcuni Circoli fotografici e sezioni CAI. Ho anche documentato molte edizioni della nostra Corsa del Nebiolo  e raccolto e digitalizzato fotografie consegnatemi  dai soci sulla vita  del GPT, creando un archivio con immagini dal 1978 ad oggi.

 Concludiamo con la nostra classica domanda, qual è la tua ricetta per essere un buon podista?

La passione per la corsa non si può comperare, ma si può trasmettere, per cui penso che tutti abbiamo avuto dei modelli  o dei maestri che ci hanno indirizzato o motivato a iniziare a correre e a raggiungere obiettivi via via più impegnativi, per cui io ho sempre guardato a quelli più bravi e forti di me cercando di raggiungerli e imitarli. Un aiuto viene certamente anche da una buona letteratura e nel panorama odierno consiglio di leggere qualche rivista specializzata e visitare qualche sito Internet, con l’attenzione a filtrare ed adattare alle nostre capacità ed esperienze quanto ci consigliano.

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